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retroazione“Auf einer gewissen Stufe ihrer Entwicklung geraten die materiellen Produktivkräfte der Gesellschaft in Widerspruch mit den vorhandenen Produktionsverhältnissen oder, was nur ein juristischer Ausdruck dafür ist, mit den Eigentumsverhältnissen, innerhalb deren sie sich bisher bewegt hatten. Aus Entwicklungsformen der Produktivkräfte schlagen diese Verhältnisse in Fesseln derselben um. Es tritt dann eine Epoche sozialer Revolution ein.” K. Marx, Vorwort – Zur Kritik der Politischen Ökonomie, 1859, Berlin

A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (che ne sono soltanto l’espressione giuridica) dentro i quali tali forze per l’innanzi s’erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene. E allora subentra un’epoca di rivoluzione sociale. K. Marx , Prefazione a Per la critica dell’economia politica, 1859, Berlino, trad. di http://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1859/criticaep/prefazione.htm

Questa frase è una delle più celebri di Marx ed è parte della prefazione del 1859, una parte dell’opera Per la critica dell’economia politica che fu scritta e riscritta; la versione del 1857 ha avuto addirittura vita propria ed è un altro celeberrimo pezzo, ma alla fine Marx decise di scegliere una diversa presentazione. Lungi da me fare l’esegesi del testo. Mi interessa una cosa molto specifica, ossia l’uso della parola sviluppo, in tedesco Entwicklung. Perchè Marx ha usato questo termine? E come ciò è correlato con le nostre discussioni? E’ un argomento che ho già affrontato in passato ma non riesco più a ritrovare il mio scritto di alcuni anni fa; quindi lo riscrivo sperando di fare qualcosa di meglio e di non scordare nulla.
Anzitutto come è stato interpretato questo pezzo? In genere in un modo molto meccanicistico, tanto da stimolare poi varie risposte e prese di posizione sulla questione del rapporto fra forze produttive e i rapporti di produzione da parte per esempio di Engels nella arcinota lettera di Engels a Block del 1890:
…secondo la concezione materialistica della storia la produzione e riproduzione della vita reale è nella storia il momento in ultima istanza determinante. Di più né io né Marx abbiamo mai affermato. Se ora qualcuno distorce quell’affermazione in modo che il momento economico risulti essere l’unico determinante, trasforma quel principio in una frase fatta insignificante, astratta e assurda. La situazione economica è la base, ma i diversi momenti della sovrastruttura – le forme politiche della lotta di classe e i risultati di questa – costituzioni stabilite dalla classe vittoriosa dopo una battaglia vinta, ecc. – le forme giuridiche, anzi persino i riflessi di tutte queste lotte reali nel cervello di coloro che vi prendono parte, le teorie politiche, giuridiche, filosofiche, le visioni religiose ed il loro successivo sviluppo in sistemi dogmatici, esercitano altresì la loro influenza sul decorso delle lotte storiche e in molti casi ne determinano in modo preponderante la forma. È un’azione reciproca tutti questi momenti, in cui alla fine il movimento economico si impone come fattore necessario attraverso un’enorme quantità di fatti casuali (cioè di cose e di eventi il cui interno nesso è così vago e così poco dimostrabile che noi possiamo fare come se non ci fosse e trascurarlo). In caso contrario, applicare la teoria a un qualsiasi periodo storico sarebbe certo piú facile che risolvere una semplice equazione di primo grado. “
Un pezzo del genere è grandioso; gli mancano solo la parole moderne che noi abbiamo coniato proprio per esprimere gli aspetti cui Engels allude: la complessità, la retroazione, le grandezze critiche di un sistema, Donella Meadows direbbe le leve, leverages, i punti di leva, leverages point del sistema storico, che sono secondo Marx ed Engels gli aspetti economici.
Il punto di vista che la vulgata moderna in chiave stalinista e forse non solo (penso qui ad un’opera che quasi nessuno ricorda più In nome della necessità di P. Malrieux edita da Telema tanti anni fa quando il mondo era gioovane per me) ha accreditato è al contrario del tutto meccanico; le forze produttive crescono, non si sviluppano e i rapporti di produzione seguono meccanicamente; una visione del genere andrebbe bene anche al capitalismo, che in fondo si potrebbe giocare le sue carte di riduzione della democrazia, di nascita del fascismo, di riduzione del ruolo dei parlamenti e di crescita del ruolo degli esecutivi, di limitazione degli aspetti di controllo popolare sull’attività politica e sulla economia che caratterizzano il mondo moderno facendoli semplicemente seguire alla sua esigenza di crescita infinita ed incontrollata, in cui la crescita è un valore di per se, un valore che invece Marx ed Engels non riconoscono affatto.
Ed ecco perchè mi serve di analizzare bene i termini; in tedesco esistono come in tutte le altre lingue europee importanti due termini diversi per indicare lo sviluppo e la crescita, il primo qualitativo o quali/quantitativo, non solo crescita insomma, non necessariamente crescita; la crescita invece si attaglia bene agli aspetti solo quantitativi: i termini inglesi developement e growth sono gli esatti equivalenti di sviluppo e crescita; tutti noi conosciamo la polemica che si è sviluppata sulla traduzione del libro del Club di Roma, Limits to growth in cui il termine growth in italiano è stato tradotto con estrema improprietà di linguaggio come sviluppo e non crescita; anche il tedesco non fa eccezione alla regola, anzi; in tedesco lo sviluppo qualitativo o qualiquantitativo si traduce come entwicklung, mentre il termine crescita è invece corrispondente a steigen, o ancora meglio a wachstum. Marx usa il termine entwicklung, esattamente come LTG usa invece il termine del tutto diverso di crescita, che corrisponderebbe al tedesco wachstum o steigen. Non a caso il titolo tedesco di Limits to growth è appunto: Die Grenzen des Wachstums, mica Die Grenzen des entwicklungs
Cosa si puo’ dedurre da questo? Si puo’ dedurre che con molta ragionevolezza anche Marx non pensava al contrasto fra la crescita puramente quantitativa delle forze produttive e i rapporti di produzione, al contrasto fra questo aspetto solo quantitativo e i rapporti di produzione, ma allo sviluppo storico delle forze produttive, ossia ancora meglio diremmo in italiano alla loro evoluzione storica; tale evoluzione storica non è necessariamente “crescente”, ma è invece lo sviluppo nel senso generale di evoluzione, sviluppo o addirittura tendenza, pensate un po’. E questi se cercate su un vocabolario sono appunto questi i sinonimi di traduzione di entwicklung
Questa questione è troppo bella, troppo affine a quella relativa alla traduzione del libro dei Meadows per non essere citata qui da me; anzi è assolutamente incredibile che non l’abbia fatto ancora nessuno; a parte forse me stesso qualche anno fa in un testo che non riesco più a trovare sempre relativo alle discussioni in Aspo Italia.
Questa traduzione rivela con chiarezza che il marxismo originario non intende lo sviluppo delle forze produttive come una crescita quantitativa; puo’ esserlo ovviamente, ma il senso che Marx ed Engles danno al concetto è molto diverso e più ampio; si tratta della tendenza di sviluppo delle forze produttive, qualunque essa sia che si impone in ultima istanza e attraverso una serie complessissima di fenomeni come punto di leva della storia umana; si tratta di un punto di vista estremamente moderno, che non si fa fatica ad affiancare a quello di LTG, della scuola del MIT; abbiamo un sistema complesso che si evolve nel tempo con un punto di leva, la economia, la produzione della vita materiale che in ultima istanza decide tutti gli altri, nessun meccanicismo a la Stalin o seguendo le mode economicistiche di molti ex partiti comunisti. L’evoluzione delle forze produttive non è lineare; pensiamo ad un caso lampante: la crisi della cultura ellenistica, che era arrivata alla macchina a vapore e ad una meccanica sofisticata, ma che scompare di fronte all’aggressione militare dell’impero romano che usa metodi produttivi molto più arretrati basati sullo schiavismo. Anche oggi non si potrebbe vedere il confronto fra le energie rinnovabili e il vecchio fossile in termini quantitativi, ma prima di tutto come evoluzione della specie da consumatrice di risorse non rinnovabili ad entità integrata nel sistema della biosfera terrestre e quindi dotata dellla possibilità di non distruggere il proprio ambiente.

Il marxismo inoltre presenta rispetto a quello di LTG un punto importante in più che è il cuore del marxismo: la teoria della lotta di classe, ossia il non considerare l’umanità come un tutt’uno, mentre per LTG scritta da personalità che vivono in un mondo dominato dalla grande produzione capitalistica il mondo è sostanzialmente un mondo ad “una dimensione” un mondo come direbbero i sociologi moderni piatto, in cui lo scontro sociale è tabù. Mi fermo qui, ma mi riproprongo di continuare a piccoli passi il mio lavoro di analisi che cerca di collegare la dialettica marxista e le scienze moderne della natura e della società, una strada obbligata e sulla quale ho in realtà tanto da scrivere perchè ho trovato una serie numerosissima di collegamenti che tengono insieme in un filo rosso il pensiero di Marx e gli sviluppi dell’analisi sociale e naturale più aggiornati.

uomoadunadimensione« Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà prevale nella civiltà industriale avanzata, segno del progresso tecnico » H. Marcuse, L’uomo ad una dimensione.

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3 thoughts on “(sviluppo, developement, entwicklung) oppure (crescita, growth, wachstum)?

  1. Articolo interessante, utile per evitare un bel pò di incomprensioni quando si parla di crescita e sviluppo.
    Un appunto; tu scrivi:

    <>

    QUeste affermazioni sono criticabili; la civiltà romana è classica e completa la greca in senso pieno, anche tecnologico.
    Non c’è traccia di ritorno a sistemi produttivi arretrati perchè schiavistici nè di tecnologie ellenistiche dimenticate dal “ferum victorem”. Da entrambi i punti di vista la civiltà romana migliora i sistemi produttivi ellenistici ed anche le tecnologie.
    La poleis greca utilizza anch’essa gli schiavi ma è poco estesa territorialmente e non può sviluppare il latifondo. nel mondo romano il latifondo è condotto da schiavi in occidente e da coloni con rapporti simili ad una servitù in oriente, quindi non è basato solo sullo schiavismo e non è affatto più arretrato come dimostrano le alte produttività attestate da questi tenimenti (insuperate nel medioevo) e anche i manuali tecnici latini di argomento agricolo che superano di molto le trattazioni greche (cfr Catone o Columella che descrivono dettagliatamente i processi di coltivazione con Esiodo che li sfiora solamente anche se in modo molto più poetico)
    Tutte le tecnologie ellenistiche di una qualche utilità vengono adottate e migliorate dalla civiltà romana, pensa all’architettura o all’ingegneria idraulica. L’eliopila di erone non è una vera macchina a vapore nel senso moderno perchè eroga pochi watt e non può essere scalata a potenze comparabili con quelle erogate dai muscoli umani (ordine dei 100 watt) ed animali (ordine dei 1000 watt) perchè le tecnologie metallurgiche dell’epoca non consentivano di costruire camere di espansione, pistoni etc, immaginabili solo dopo il rinascimento. Quindi fu classificata più come curiosità che come applicazione pratica, cioè quello che interessava di più ai romani.

    • Eugenio non si capisce quale sia la frase esatta cui ti riferisci ma il senso è chiaro; tuttavia non concordo con te per la buona ragione che non è vero che la eolipila sia stata l’unica applicazione della scoperta di Erone; nel bel libro di Lucio Russo, che forse non conosci, si riporta almeno un’altra applicazione a dimensione più che macroscopica che mai i romani hanno usato che apriva le porte di un tempio e accendeva un fuoco (descritta nel libro di Erone, Pneumatica); inoltre la meccanica fine che diede origine all’oggetto conosciuto come La macchina di Antikytera i Romani non l’hanno mai posseduta; si trattava di una macchina dotata di oggetti meccanici molto sofisticati e probabilmente unica nel suo genere, ma esisteva, ne abbiamo i resti. Si tratta di due esempi ma se ne possono trovare facilmente altri; il fatto è che noi siamo abituati a questa idea che cio’ che viene dopo è sempre superiore a quello che si conosceva prima e questo non è vero, o almeno molte volte non è vero. Se ci fossero state applicazioni cosi’ sofisticate della tecnologia alessandrina possedute dai romani ne avremmo trovata traccia; ma non l’abbiamo trovata, mentre la loro traccia è presente solo nel luogo originale o in singoli esemplari; questo prova che si trattava di cose in sviluppo, probabilmente di cose in studio, ma comunque indicava una robusta conoscenza; il numero di ricercatori dell’epoca era ridicolmente basso, ed era limitato proprio al luogo di origine, Alessandria. Senza accorgersene Roma distrusse un potente avversario prima che potesse diventare di fatto invincibile. D’altronde il “mito” di Archimede ha certamente basi storiche materiali anche se non completamente conosciute e tenne in scacco i Romani per parecchio tempo. Il problema è che quelle tecnologie nuove non ebbero il tempo di svilupparsi anche perchè il grosso della società era molto più arretrato.Quando nel Rinascimento i testi antichi furono in parte riportati alla conoscenza dell’Europa i balzi tecnici furono immediati; perfino Galileo ne approfitto’ e con lui altri famosi scienziati del Rinascimento.

  2. Claudio,
    la frase era quella che inizia con: la crisi della cultura ellenistica, che era arrivata alla macchina a vapore e ad una meccanica sofisticata
    l’avevo messa tra <> ma il tuo blog ti assomiglia un pò perchè cancella le citazioni 🙂

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