Home

Oggi è il penultimo giorno del 2012; c’è la solita aria di fine anno, ma potenziata da una serie di eventi che segnano tutti la fine di qualcosa e l’inizio di altro, qualcosa per cui quest’anno potrebbe essere ricordato come un potente momento di svolta.
Si sono dimessi i governi nazionali e regionali; è iniziata una campagna elettorale dura. IN questa campagna il filo non sono più i programmi, ma i candidati (vedi l’importanza delle primarie) e più di tutto il capocordata, perfino nell’estrema sinistra che fra l’altro si affida all’ennesimo giudice. Quest’anno la copertura artica di fine estate ha raggiunto il minimo da migliaia di anni. In Antartide invece si sono accorti che la temperatura è aumentata nel centro del continente di quasi 2 gradi e mezzo negli ultimi 50 anni. Ciononostante nessun accordo è stato possibile per rinnovare Kioto; la conferenza di Doha è stata un quasi totale fallimento.
La crisi economica inziata nel 2008 non si placa, aumentano i disoccupati, la percentuale di lavoratori precari ha raggiunti valori a 2 cifre e quella dei giovani non occupati è una porzione enorme del totale. L’università italiana ha un bilancio da ditta in fallimento, quasi non riesce a pagare gli stipendi in alcuni casi.

Insomma si tratta di situazioni giunte ad un punto di svolta, una svolta che sarà in tutti i casi tragica o comunque molto vistosa.

Ho la netta impressione di aver vissuto una sorta di parabola che è inziata con la mia adolescenza, in un mondo dove la carne si mangiava solo sabato e domenica e il latte si comprava dal contadino più vicino e di essere in procinto di tornarvi , e con la medesima prospettiva di andare incontro ad un cambiamento irrevocabile; solo che allora sembrava un cambiamento positivo necessario quasi; e adesso appare invece una sorta di maledizione, di fatale necessità.

Ma dove abbiamo cambiato direzione? Quando è avvenuto senza che quasi ce ne accorgessimo che un mondo in apparente crescita infinita ha ripiegato iniziando una discesa che al momento appare inarrestabile?

Secondo Mathis Wackernagel siamo ormai in una situazione in cui ad agosto di ciascun anno il nostro budget di risorse rinnovabili va in rosso; e abbiamo raggiunto il massimo possibile o se volete lo abbiamo superato nel 1984, l’anno che per me segnò un coronamento di vita, nacque la mia prima figlia.

C’era allora un film dal titolo: Jonas che avrà 20 anni nel 2000; in realtà la cifra originale era 25, ma in Italia il film arrivò con 5 anni di ritardo; era la descrizione della crisi del movimento del 68; un movimento a cui ho partecipato con passione; Jonas il ragazzo che è figlio di una delle coppie del film i cui nomi iniziano per Ma, (come Marx o Maggio) rappresenta la ideale generazione del futuro che potrà connettere i fili sparsi quelli che i protagonisti più anziani non sono riusciti a connettere.

Ma sarà cosiì? Sapranno le generazioni future affrontare il problema che noi non siamo riusciti ad affrontare 40 anni fa, da cui siamo usciti sconfitti?

Nell’Introduzione del 59 Marx diceva

Una formazione sociale non perisce finché non si siano sviluppate tutte le forze produttive a cui può dare corso; nuovi e superiori rapporti di produzione non subentrano mai, prima che siano maturate in seno alla vecchia società le condizioni materiali della loro esistenza.

Ecco perchè l’umanità non si propone se non quei problemi che può risolvere, perchè, a considerare le cose dappresso, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono in formazione.

Ricordo che allora si diceva fra noi a mezza voce che il proletariato del 2000 sarà diverso, che il lavoratore “tecnico” sarà in grado di superare i limiti del lavoratore manuale (vi ricordate “tecnici e lotta di classe” con le sue pulite statistiche di inarrestabile crescita della frazione tecnico-intellettuale dei lavoratori? ma è così? visto che poi non è tanto la tecnologia che può risolvere i problemi ma i rapporti sociali possibili? La classe capitalistica è già dimostratamente inutile; il capitale globale è una struttura e un modo di organizzare le cose che da una parte non ha bisogno del singolo capitalista, del padrone come persona; ma d’altronde sono invece maturi i becchini del sistema? Siamo noi uomini che lavorano capaci di organizzare diversamente un mondo in cui ci hanno abituato a vedere come unica possibile realtà il mercato e lo sviluppo infinito? Sarà necessaria una grave crisi di sopravvivenza per renderci edotti a livello di massa dei limiti di questo modo di organizzare la produzione e riproduzione della nostra vita?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...