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Scienza e democrazia.2 May 2011 19:19Si
sostiene spesso che la conoscenza della scienza da parte del popolo sia
una condizione della democrazia; tuttavia il dato di fatto nelle
società moderne è piuttosto un rapporto ambivalente nei confronti della
scienza: amore e timore; non possiamo farne a meno ma quando non la
temiamo come un moloch o non la usiamo in forma di tecnologia spesso non
la conosciamo affatto e questo si vede bene dalla incredibili boiate in
tema scientifico presenti sui maggiori organi di stampa.

Dovremmo dedurne che o non siamo democratici o che non è vero che scienza e democrazia siano connesse.

In effetti come la democrazia attuale è la forma politica del dominio
dittatoriale di alcune componenti sociali sulle altre, così l’uso e
l’immagine della scienza sono il riflesso delle condizioni materiali
della grande produzione capitalistica.

Liberare la scienza dalle grinfie di una sola classe, piuttosto e
soprattutto rendere il suo uso e la sua applicazione un servizio per
tutti e non un vantaggio per pochi.

Ma per fare ciò occorre cambiare la società. E la scienza anche, almeno fino ad un certo punto.

Mi appare chiaro che perfino i contenuti di una teoria possano
rispecchiare le ideologie sociali; in fondo se la scienza moderna si
fonda sulla rottura galileiana, quella rottura è stata solo un cambio di
sistema di riferimento; e noi sappiamo oggi che tale cambio non muta le
leggi che scopriamo e che valgono nel sistema in studio; casomai ne
cambiano l’espressione ma non la sostanza; permettono di vedere cose
nuove.

In che senso la relatività e la meccanica quantistica possano essere
considerate le scienze dell’era dell’imperialismo e delle guerre
mondiali? oppure in che senso la incapacità (o forse la scelta) di Marx
di (non) scrivere equazioni differenziali invece di serie numeriche nel
Capitale segna la debolezza storica della classe che voleva
rappresentare? o ancora in che senso la scoperta della cibernetica e le
teorie basate sulla retroazione nell’interpretare i sistemi complessi
come l’approccio dei Meadows ai problemi del mondo ne “I limiti dello
sviluppo”, siano a loro volta limitati dal misconoscere le divisioni
sociali?

Ecco questi sono i temi che vorrei trattare qui; ma ci troverebbero
posto anche i mille perchè della Chimica, che poi è la mia disciplina,
il futuro del clima, che in fondo è un sistema termodinamico aperto, la
irreversibilità e la storia, e tutto ciò che di scienza e società, ma
anche di rivoluzione sociale e rivoluzione scientifica, si discuta oggi.

Non so se un blog del genere possa interessare; forse ce ne sono già
troppi; ma mi basta che sia per me solo un momento di riflessione.

PS A proposito il titolo del blog è trasparente: la civetta e l’olivo
sono i simboli di Atena, la dea della Sapienza, la civetta vede lontano,
(nella notte del futuro o solo dove gli altri animali non hanno
strumenti adatti) e l’olivo è il simbolo in tutto il Mediterraneo della
scienza applicata alla produzione, della nostra abilità di agricoltori;
nostra in senso lato, personalmente avrei parecchi problemi a coltivare o
potare o anche solo raccogliere, anche se ho aiutato a farlo, un solo
albero di Olea europea. L’olio mi piace, ma non l’ho mai “fatto”; anche
questo è un simbolo; se dovessimo mangiare solo quello che sappiamo
coltivare, saremmo quasi tutti dei magroni, invece mangiamo esattamente
quello che non sappiamo coltivare e quindi siamo dei grassoni (quasi).

 

(questo testo è estratto dalla precedente versione del blog su splinder che non è più attivo)

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