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Secondo
 Asimov, uno dei più grandi scrittori di FS, ogni pianeta puzza
diversamente. Uno dei suoi personaggi, Trevize, un giovane consigliere
del Pianeta Terminus, la capitale della Prima Fondazione, che grazie al
suo intuito innato sarà poi chiamato a decidere sul futuro dell’umanità e
 sceglierà, Galaxia, la galassia vivente, lo teorizza in “L’orlo della
fondazione”, il penultimo dei romanzi del ciclo della Fondazione.

“Tutti
 i mondi abitati hanno il loro odore caratteristico, dato per lo più
dalla vegetazione, ma anche, immagino, dagli animali e dagli esseri
umani. Per quanto ne so, a nessuno piace mai l’odore di un certo
pianeta, la prima volta che ci atterra.”

“Come vi ho detto, ciascun mondo ha il suo puzzo, o profumo. Se
prestassimo più attenzione a queste cose, o se il nostro odorato fosse
più fino, …….. probabilmente riusciremmo a distinguere i pianeti in
base al loro odore.”

“Una volta che uno si abitua all’odore di un altro mondo, ………non
avete idea di quanto possa giudicare fetido Terminus. Ai vecchi tempi,
ogni volta che i portelli si aprivano su Terminus, dopo un periodo
piuttosto lungo di soggiorno altrove, l’equipaggio gridava: “Eccoci
tornati a casa, nella merda”.

Allora mi viene spontaneo chiedermi quale potrebbe essere l’odore del
mio pianeta, la Terra, l’Arancia Blù , come la chiamava Vincenzo Tiezzi.
 E dato che da chimico sono portato a pensare che siano le sostanze
dominanti a dare l’odore immagino che i mari odorerebbero di salsedine,
come ben sappiamo e le terre? Beh ci sono molte sostanze che vengono
dalle piante, ma anche da noi uomini; alcune di esse sono
particolarmente persistenti e probabilmente costituirebbero la base
dell’odore della Terra. Negli ultimi duecento anni abbiamo introdotto
milioni di sostanze chimiche in quantità impressionanti ed alcune di
esse sono persistenti, Persistent Organic Pollutants, POP. Probabilmente
 i POP’s sarebbero parte dell’odore base dei continenti terrestri. Fra
di essi che so le diossine, che esistevano in natura, ma che noi abbiamo
 incrementato e il DDT.

Quest’ultimo lo abbiamo sintetizzato nel 1873 (lo sintetizzò Zeidler)
ma  l’abbiamo prodotto in grandi quantità solo dal 1939; Muller che ne
scoprì le proprietà insetticide fu premiato con il Nobel nel 1948; ma
nel 1972 fu proibito negli USA e poi nel 1978 in Italia; i motivi della
proibizione sono la sua persistenza ambientale e i suoi effetti tossici
sulla catena alimentare inclusi gli uomini; la convenzione di Stoccolma
del 2001, ne regola l’uso in tutto il mondo (in 98 paesi) ma ne consente
 l’uso per scopi di sanità pubblica su permesso ONU.

I suoi effetti ambientali sono notevoli perchè è tossico per molte
specie viventi, oltre gli insetti  indebolisce le uova degli uccelli ed è
 sospetto cancerogeno per l’uomo oltre a simulare effetti nocivi sul
sistema endocrino di vari animali, forse anche nell’uomo; è stato usato
come agente di controllo per la malaria ma soprattutto come insetticida
ed in quantità enormi: un vero affare per l’industria produttrice.

La convenzione di Stoccolma lo ha vietato come insetticida generico da
spargere sui campi NON come agente antimalarico da usare nella lotta
contro la zanzara anofele o la leishmaniosi, ma sotto il controllo dei
governi, dell’ONU e della WHO. Questo ha ovviamente causato una forte
riduzione delle quantità usate: secondo Wikipedia,

l’intera
 quantità di DDT usata oggi nello stato della Guyana (215 000 km²) è
circa uguale a quanto se ne irrorava nei decenni precedenti in una
singola stagione su un campo di 4 km² seminato a cotone.

 [2] http://www.cdc.gov/ncidod/eid/vol3no3/roberts.htm

La produzione mondiale di DDT è crollata in questo modo da 85000 ton
negli anni 60 del secolo scorso a circa 5-6000 ton oggi. Le 80.000 ton
mancanti gridano al cospetto dei profitti mancati. Ma d’altronde ben
sostituiti da decine di altre molecole meno persistenti ma più costose.

Ci sono alcuni che ancora non si convincono della sospensione del DDT
come insetticida generico e fanno una enorme confusione sostenendo che
se si usasse ancora DDT ci sarebbero meno morti per malaria; un esempio è
 un recente post di Carofoli su Scienza in rete, che mi ha motivato a
scrivere queste righe:

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/quanta-nostalgia-del-ddt

Come motiva Carofoli la sua nostalgia? Così, cito alcune perle:

prima di tutto le statistiche:

per
 esempio quelle della World Health Organization (WHO), che ci dicono che
 oggi la malaria colpisce da 300 a 500 milioni di individui, la maggior
parte in Africa: causando, ogni anno, circa 2,5 milioni di morti. Di
questi, la maggioranza sono bambini, che sono naturalmente meno
resistenti: volendo citare cifre a effetto, si calcola che ogni giorno
circa 3.000 bambini Africani muoiano di malaria, vale a dire uno ogni 30
 secondi!

Dai dati ufficiali del WHO (http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs094/en/index.html) factsheet dell’aprile 2010

In
 2008, there were 247 million cases of malaria and nearly one million
deaths – mostly among children living in Africa. In Africa a child dies
every 45 seconds of Malaria, the disease accounts for 20% of all
childhood deaths.

Anche altre organizzazioni che stimano un numero superiore di casi di
malaria ma non stimano più di un milione di morti l’anno. Insomma un po’
 di esagerazione nei dati di Carofoli; esagerazioni del doppio che non
giovano ad una comprensione dei fenomeni; punto uno, ma veniamo al
seguito che è più succoso:

Dice Carofoli a proposito della situazione descritta dalle sue statistiche solo inesattamente citate

Questa è quindi oggi, quasi quarant’anni dopo la messa al bando del DDT

e ancora

Era il 1972, e da quel giorno, (di nuovo, statistiche ufficiali) 100 milioni di esseri umani sono morti di malaria…

Ma ci rendiamo conto che, a fronte dei 100 milioni di morti provocati
dalla messa al bando del DDT – più di quanti ne ha causati l’intero
secondo conflitto mondiale – quelli di Seveso (nessuno), e persino
quelli di Bophal, non sono che una goccia nell’Oceano?

Prima di tutto il DDT non è stato messo al bando, ma solo controllato da
 un accordo internazionale (Stoccolma 2001); alcuni paesi come gli USA o
 l’Italia lo hanno bandito negli anni 70, ma certamente non hanno casi
di malaria numerosi, NE’ TALI CASI SONO TORNATI DOPO IL BANDO! quindi a
cosa si riferisce Carofoli?

L’accordo di Stoccolma del 2001 NON mette al bando il DDT nella lotta
contro la malaria ma lo vieta solo come insetticida generale, da usare
in agricoltura; la WHO OGGI lo indica nell’IRS, cioè nei trattamenti
indoor interni alle case contro la malaria, in tal modo riducendo molto
gli effetti di inquinamento, mentre lo consiglia all’esterno ma insieme
ad altri insetticidi specifici non persistenti.

A queste osservazioni si aggiunge il fatto che fin dagli anni 50 sono
state segnalate resistenze al DDT, resistenze di natura genica, il cui
esatto meccanismo è stato chiarito di recente e che rendono l’uso del
DDT non utile nella lotta alla malaria nelle regioni in cui la
resistenza si è stabilita massicciamente; la strategia migliore consiste
 nell’alternare quindi insetticidi diversi; infatti a causa del fatto
che la resistenza è presente ma non viene attivata subito se si
alternano diversi insetticidi si riesce  al momento ad uccidere gli
insetti in ogni caso; inoltre è da chiedersi quanto giocano le
condizioni igieniche generali; regioni come la Sardegna dove la malaria
era storica hanno visto la sua eradicazione che è rimasta anche dopo la
scomparsa del DDT; è chiaro quindi che le condizioni generali di vita
sono determinanti e non si puo’ attribuire al SOLO DDT la vittoria
contro la malattia.

La nostalgia per questa molecola non è giustificata; si tratta di regole
 di uso che l’hanno vietata come insetticida generale ma non come
risorsa di salute pubblica; e inoltre dobbiamo pensare che le morti dei
giovani africani sono legate essenzialmente al generale sottosviluppo
dell’Africa: regione dalla quale noi europei tiriamo fuori uranio,
risorse agricole ed altri ricchezze minerarie esportandoci dittature
decennali; l’Africa deve usare piccole quantità mirate di DDT per non
distruggere la sua principale ricchezza la sua natura rigogliosa e deve
essere aiutata a crescere economicamente; la sconfitta dell’apartheid in
 Sud Africa  e quella parziale delle dittature nordafricane è troppo
recente per farne un problema di DDT. Meno abbracci ai dittatori e più
aiuti, invece di meno aiuti e più affari di DDT. Carofoli con il DDT
vorrebbe scaricare sugli ambientalisti un’onere, quello dei morti per
malaria in africa che dipende dallo sfruttamento estremo cui è
sottoposto quel continente e fa un’operazione culturale e politica di
bassissima lega.

 

estratto dalla versione precednte del blog su splinder, ora non più attivo

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2 thoughts on “Odori planetari, chimica e nostalgia del DDT.

  1. Credo sia opportuno in discussioni come queste tener fuori considerazioni non pertinenti. Qualunque scelta politica in materia deprime un business e ne esalta un altro e se vogliamo essere sopettosi lo dobbiamo essere indiscriminatamente. E’ la storia della medicina convenzionale e dell’omeopatia; non raccontiamoci di Big Pharma facendo finta che non esista il business dell’omeopatia.

    • leone non ho mai parlato di omeopatia; diciamo che Boiron o aventis pari sono per me; sinceramente non capisco la tua critica; quali sono esattamente le considerazioni non pertinenti?

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