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4 fonti e 4 parti integranti23 October 2011 15:19

C’è un articolo famoso di Lenin del 1913 che si chiama “3 fonti e 3 parti integranti” (si veda ad esempio: http://www.marxists.org/italiano/lenin/1913/3/font-mar.htm) e che svolge il tema delle origini culturali del marxismo e del debito che la nuova idea ha nei confronti delle precedenti.

L’articolo è ovviamente anche un po’ celebratorio ed usa frasi che
personalmente non sottoscriverei, diciamo un po’ religiose, ma l’idea di
fondo è che il marxismo, il materialismo storico e dialettico sia una
teoria basata sulle tre migliori idee che l’umanità aveva avuto fino a
quel momento su se stessa e sulla natura, ossia l’economia politica
inglese, l’idealismo filosofico hegeliano e il socialismo utopistico
francese.

Sulla base di queste tre teorie e rovesciandole ed adattandole,
rimettendole sui piedi, come diceva spesso Marx si è sviluppato il
marxismo.

Bene dato che non ho un’idea religiosa del marxismo, ma credo solo sia
una teoria utile ed efficace nell’interpretare le cose del mondo, penso
che se si vuole continuare a considerarla una teoria utile occorre
confrontarla con i fatti e aggiornarla usando le migliori idee
sviluppatesi nel frattempo.

E credo che fra queste idee la più utile sia la considerazione dei
sistemi complessi e le teorie sviluppate per interpretarne il
comportamento; ovviamente l’applicazione di queste idee ha già prodotto
un modello del mondo che è quello sviluppato dagli scienziati del MIT,
il modello world3 di Limits to Growth. Questo quarto tipo di teorie
costituisce a mio parere la quarta gamba culturale del marxismo moderno.

<————-><—————->

Il loro limite è che tali teorie non includono come elemento di reazione
e feedback la struttura sociale dell’umanità, ma un tale tipo di
modifica non cambia nè il senso delle teorie dei sistemi complessi, nè
quello del marxismo; l’idea della limitatezza della Natura e dei limiti
produttivi insuperabili che la biosfera pone allo sviluppo
capitalistico, sono la ciliegina sulla torta della lotta di classe.

Fra l’altro c’erano state già discussioni su problemi di limiti, ma non
potevano essi trovare soluzione al tempo di marx; mi riferisco qui al
dibatito fra Marx e Malthus e a quello meno conosciuto ma altrettanto
importante fra Marx e Podolinskj (http://www.marxists.org/archive/marx/works/1882/letters/82_12_19.htm).

Ci sono  ideologi che hanno colto questa connessione come Badiale e Bontempelli (si veda ad esempio http://www.sinistrainrete.info/marxismo/801-marx-e-la-decrescita-per-un-buon-uso-del-pensiero-di-marx)
e anche se non ne condivido del tutto le loro conclusioni, perché mi
sembra che rinuncino un po’ a troppo della vecchia teoria marxista e
all’idea del portatore generale degli interessi umani, al proletariato
come agente risolutore), non mi sento di rinunciare al loro apporto
innovativo.

Quello che manca oggi è proprio una teoria della rivoluzione sociale
adatta ai tempi che viviamo; una teoria che unifichi i fili  dispersi
della storia della lotta di classe e faccia tesoro delle sconfitte,
inclusa la sconfitta più importante, cioè quella della rivoluzione di
ottobre, la parabola dello stalinismo, scegliendo fra le due
interpretazioni base del fenomeno quella di Bordiga (la rivoluzione
d’ottobre è stata solo un altro assalto al cielo, non era la vera
rivoluzione) e quella di Trotsky (si è sviluppata una nuova classe di
sfruttatori, i burocrati, che ha cambiato le condizioni preesistenti).
Il fatto che i paesi ex-socialistireali siano tornati ad uno sfrenato
capitalismo sembrerebbe dare supporto al’idea di Bordiga; c’è stato un
tentativo, ma come Lenin stesso aveva previsto in più di un testo
l'”assalto al cielo” è nuovamente fallito, come aveva fallito la Comune
di Parigi; Lenin scriveva in uno dei suoi testi meno conosciuti:

Meglio meno ma meglio (1923)

    Ci interessa la tattica alla quale dobbiamo attenerci noi, Partito
comunista russo, noi, potere sovietico della Russia, per impedire agli
Stati controrivoluzionari dell’Europa occidentale di schiacciarci.
Affinché ci sia possibile resistere sino al prossimo conflitto armato
tra l’Occidente controrivoluzionario imperialistico e l’Oriente
rivoluzionario e nazionalista, tra gli Stati più civili del mondo e gli
Stati arretrati come quelli dell’Oriente, che peraltro costituiscono la
maggioranza, è necessario che questa maggioranza faccia in tempo a
diventare civile. Anche noi non abbiamo un grado sufficiente di civiltà
per passare direttamente al socialismo, pur essendoci da noi le premesse
politiche.

    e più avanti:

    Ci troviamo così, nel momento attuale, davanti alla domanda: saremo
noi in grado di resistere con la nostra piccola e piccolissima
produzione contadina, nelle nostre condizioni disastrose, fino a che i
paesi capitalistici dell’Europa occidentale non avranno compiuto il loro
sviluppo verso il socialismo? Ed essi tuttavia non lo compiono come ci
attendevamo. Essi lo compiono non attraverso una “maturazione” uniforme
del socialismo, ma attraverso lo sfruttamento di alcuni Stati da parte
di altri, attraverso lo sfruttamento del primo Stato vinto nella guerra
imperialistica, unito allo sfruttamento di tutto l’Oriente. L’Oriente
d’altra parte, è entrato definitivamente nel movimento rivoluzionario
appunto in seguito a questa prima guerra imperialistica, ed è stato
trascinato definitivamente nel turbine generale del movimento
rivoluzionario mondiale.
Ripeto la domanda chiave:

saremo
noi in grado di resistere con la nostra piccola e piccolissima
produzione contadina, nelle nostre condizioni disastrose, fino a che i
paesi capitalistici dell’Europa occidentale non avranno compiuto il loro
sviluppo verso il socialismo?

Lenin aveva capito benissimo che la situazione russa era “instabile” si
direbbe oggi; frutto del compromesso fra operai e contadini, due classi
non una; fra l’altro dal mondo contadino nasce continuamente il piccolo
capitalista; e si sa che se due forze, non una, devono spartirsi il
potere la situazione può essere fortemente instabile; credo che il
prosieguo della storia russa dimostri che mai parole furono più
azzeccate.

Ovviamente non si può pretendere dalle idee sui sistemi complessi che
siano “intrinsecamente rivoluzionarie”; come le altre devono essere
“rimesse sui piedi”; sfortunatamente non sono Marx o Lenin e non sono
capace di un simile lavoro, ma ne intuisco la necessità.

ASPO italia è un buon esempio di situazione in cui le idee nuove sui
limiti hanno trovato albergo, ma si sommano e si incrociano a posizioni
reazionarie sullo sviluppo sociale; basti pensare all’incertezza e
limitatezza nella critica del mercato (si veda per esempio il documento http://www.aspoitalia.it/attachments/197_aspopensiero.pdf, nel paragrafo delle conclusioni).

nota: per un buon archivio di testi marxisti si veda: http://www.marxists.org/index.htm

già pubblicato su splinder nella vecchia versione del sito

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One thought on “4 fonti e 4 parti integranti

  1. ho dimenticato di citare e me ne dispiace anche perchè ho scoperto da poco che non c’è più Tiziano Bagarolo (si veda Marxismo ed ecologia Marx-Engels-Podolinskij: una traccia teorica perduta?) si trova in rete; lunga vita nei nostri pensieri Tiziano!

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